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Gli angeli di Herat

26/02/2012
By Monica Mazza

È impegnativo il compito dei nostri soldati in Afghanistan. Ma ancor più impegnativo il ruolo di chi ha scelto di mettersi al servizio della gente, e soprattutto delle donne afgane.

È questo il delicato ma importantissimo ruolo del caporalmaggiore Chiara Peretti e del caporalmaggiore Manuela Moi, entrambe di Cagliari.

Hanno fatto una scelta doppiamente coraggiosa Chiara e Manuela. Hanno scelto di servire in Afghanistan con il glorioso 3° Reggimento Bersaglieri di stanza a Teulada – l’unità più decorata della storia d’Italia – e di farlo mettendosi al servizio delle donne di Herat e delle loro tante necessità.

Chiara e Manuela fanno parte del FET, Female Engagement Team, in servizio presso il Provincial Reconstruction Team di Herat, la centrale operativa degli aiuti per la ricostruzione della provincia, al comando del Colonnello Giacinto Parrotta.

Un assetto di fondamentale importanza per il contingente della Brigata Sassari, in Afghanistan agli ordini del Generale Luciano Portolano.

Chiara e Manuela svolgono ogni giorno un compito delicato. Dialogano con le associazioni e con le rappresentanti femminili delle strutture pubbliche, ma anche con le singole donne impegnate nella promozione di progetti o iniziative volte alla progressiva emancipazione da una società arcaica, da secoli dominata dal ruolo dell’uomo. Aiutano le detenute nel carcere di Herat, le giovani imprenditrici, le donne medico, le infermiere e le giovani che vogliono cogliere nella presenza del contingente italiano l’opportunità per un cambiamento, per uscire dalla cupa parentesi della guerra e del radicalismo dei talebani.

Hanno saputo vincere la diffidenza che inizialmente le donne afgane manifestavano verso due giovani militari donne occidentali. Hanno saputo conquistare la fiducia delle giovani e la stima di quelle più anziane. Stabilendo un rapporto che poco a poco ha permesso alle due esperte del Female Engagement Team di stabilire un solido ed efficace dialogo con la realtà femminile del teatro operativo in cui sono impegnate.

I caporalmaggiori Peretti e Moi ogni giorno si recano in visita presso strutture dove è necessario il loro aiuto. Carceri, ospedali, scuole, industrie, organizzazioni e associazioni. Invitano le donne a visitare il PRT, dove ne ascoltano le storie e ne raccolgono le richieste di aiuto. Cercano quindi di individuare il modo per poter risolvere i problemi, e grazie al PRT riescono quasi sempre a dare una risposta alla tante richieste.

In un paese devastato da quasi quarant’anni di conflitti, dalla follia dell’estremismo talebano, dalla guerra e dalle consuetudini di una società arcaica e conservatrice, le donne hanno patito sofferenze e privazioni spesso indicibili. Ma non per questo si sono date per vinte, né si sono arrese alla quotidianità di un paese interessato da attentati, banditismo, oppio e violenze.

Ed in questo tessuto sociale, spontaneo e vitale più che mai, che si inserisce quotidianamente il lavoro straordinario dei caporalmaggiori Peretti e Moi. Che hanno scelto di essere militari adempiendo appieno al mandato umanitario e solidaristico della missione in cui sono impegnate ad Herat, in terra d’Afghanistan.

 

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