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Il punto sulle operazioni militari italiane

18/04/2011
By Valter Cassar

È da poco avvenuto il passaggio di consegne tra gli Alpini della brigata “Julia” e i Paracadutisti della “Folgore” che rappresenteranno, nei prossimi sei mesi, le Forze Armate italiane in Afghanistan. La brigata Folgore ha assunto la guida del Regional Command West, il comando NATO responsabile per la regione occidentale dell’Afghanistan forte di oltre 8000 militari di dieci nazioni, tra cui oltre 4000 italiani.

Il contingente italiano è formato da militari delle quattro Forze Armate: accanto alle unità di manovra dell’Esercito, infatti, operano assetti di volo e di ricognizione dell’Aeronautica e della Marina. L’arma dei Carabinieri opera ad Herat con unità di mentoring ed addestramento delle forze di polizia afgane.

Alla cerimonia del cambio erano presenti il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa ed il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate a testimoniare la vicinanza degli Italiani al nostro contingente. Significativa è stata anche la presenza del Generale Petraeus, comandante di ISAF che, oltre a ringraziare i militari italiani, ha aggiunto che uno dei risultati tangibili di questo grande impegno è l’inclusione di Herat tra le sette municipalità che, dal mese di luglio, saranno formalmente riconsegnate alle Autorità afgane.

Non solo sicurezza, quindi, le nostre Forze produrranno a favore delle popolazioni, ma anche attività umanitarie come è ormai copione consolidato e di cui, possiamo dire, abbiamo senza dubbio il copyright.

Più della metà dei militari italiani impegnati nei teatri operativi fuori area, quindi, sono attualmente in Afghanistan.

Il Libano può essere considerato, in una ipotetica classifica di importanza, il secondo teatro da tenere sotto osservazione e qui, per fortuna, le attività più importanti che sono state segnalate negli ultimi mesi sono quelle volte a sensibilizzare l’attenzione, in particolare quella dei bambini, sul problema delle mine.

Il comando del contingente è stanziato nella base “Millevoi” (sede anche del Comando del Settore Ovest di UNIFIL), mentre le unità di manovra e i supporti sono suddivisi tra le basi di Ma’ Araka, Al Mansuri, Zibqin, Bayyadah, Hariss.

Oltre al personale dell’Esercito con unità specialistiche (genio, trasmissioni, CIMIC, NBC, EOD e nuclei cinofili), vi opera una componente di Polizia Militare dell’Arma dei Carabinieri.

Nelle acque prospicienti le coste libanesi è presente una componente navale, la TF448 con il compito di impedire il traffico di armi dal mare verso il Libano e alla sicurezza delle stesse acque.

In Kosovo dal 1 marzo 2011 per la KFOR è autorizzata la partecipazione di circa 550 militari italiani tra Esercito, Aeronautica e Carabinieri . Il numero include il personale di Staff impiegato nel Quartier Generale di Pristina e quello operante nell’ambito del Multinational Battle Group West e nel Reggimento Carabinieri MSU.

La componente nazionale che partecipa all’operazione è schierata a Pristina, Belo Polje (Pec), Decane e Dakovica.

Da non dimenticare l’Iraq, dove l’Italia non partecipa più con attività operative ma è ancora presente nella missione “NATO Training Mission Iraq” (NTM-I), insediata il 14 agosto 2004 in seguito alla richiesta del Governo iracheno ad interim di provvedere ad uno specifico addestramento, all’assistenza tecnica e degli equipaggiamenti alle forze di sicurezza (ISF – Iraqi Security Forces) per aiutare l’Iraq a raggiungere un livello di sicurezza efficace.

Il resto dei militari impegnati all’estero, sono dislocati in missioni minori soprattutto in qualità di osservatori.

Ancora molta importanza, invece, riveste l’impegno della nostra Marina Militare che è presente nell’operazione europea antipirateria “Atalanta” e quella NATO “Ocean Shield” e nell’operazione NATO “Active Endeavour” con compiti di presenza e monitoraggio, controllo del traffico mercantile e condotta di operazioni di contromisure mine nelle acque del Mediterraneo orientale.

Ultima in ordine di tempo, la partecipazione all’Operazione “Unified Protector” sotto comando NATO vede l’Italia impegnata nella zona della Libia, per la “No Fly Zone Plus” con 4 velivoli AV8-B plus della Marina Militare a bordo di Nave GARIBALDI, 4 velivoli Eurofigher e 4 velivoli Tornado dell’Aeronautica Militare. Per l’attuazione “dell’embargo navale” con la Portaereomobili “Garibaldi”, la Fregata “Libeccio”, il Pattugliatore d’altura “Comandante Bettica” e l’Unità di supporto logistico “Etna”.

E, finalmente, passiamo in territorio nazionale dove non dobbiamo sottovalutare le Operazioni in cui sono impegnate le Forze Armate, come “strade pulite” e “strade sicure”, a cui si è aggiunta anche la partecipazione dei militari nel territorio di Lampedusa e Mineo a seguito della recente emergenza di sbarco di clandestini verificatasi nelle ultime settimane.

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